SADHANA

CHE COS’E’ LA SADHANA ACQUARIANA?

 

La sadhana acquariana è una pratica di meditazione e yoga proposta all’interno del Kundalini Yoga così come insegnato da Yogi Bhajan.

Ci si trova in gruppo (anche online) due ore e mezza prima dell’alba per praticarla insieme. E’ consigliato un abbigliamento bianco o chiaro. La pratica si articola in tre momenti:

 

- Lettura del Japji Sahib, la preghiera del mattino tratta dal Siri Guru Granth Sahib, il testo sacro dei sikh (durata di circa 18 minuti).

E’ necessario coprire il capo in segno di rispetto. La recitazione del Japji Sahib consente a livello fisico-energetico di sperimentare una riflessologia all’interno della bocca, toccando gli 84 punti principali disposti nel palato e provocando un conseguente riequilibrio psico-fisico dell’intero organismo. Essa stimolerebbe, inoltre, l’intelligenza intuitiva aumentando la chiara percezione della propria natura e di quella del mondo.

 

- Kriya di Kundalini Yoga: sequenza di posture con un obiettivo specifico (per esempio: scioglimento della colonna, depurazione del fegato, riequilibrio del sistema immunitario, calma del cuore, rilassamento del sistema nervoso, etc…) per circa un’ora compreso il rilassamento di 10 minuti in shavasana, ”la posizione del cadavere”. Nell’esecuzione delle posture è consigliabile adottare un’intensità media in modo da poter perseverare la pratica giornalmente, senza avvertire l’onere di un impegno fisico eccessivo.

 

- Canto dei mantra per 62 minuti: 7 mantra diversi.

 

Dal mio libro:

Il termine “sadhana”, dalla radice sadh-, vuol dire applicazione del volere, sforzo, allenamento, attività rivolta al conseguimento di un dato risultato. Il vocabolo designa ogni tipo di studio, di pratica o di esercizio, fisico o mentale, che favorisca il progresso spirituale e il conseguimento della liberazione (moksha), comunque essa venga intesa. Tali finalità sono perseguite attraverso il coinvolgimento tanto dell’apparato psichico quanto di quello prettamente fisico dell’individuo. (…) Pur nell’oggettiva difcoltà a restituire e a veicolare in italiano la grande ricchezza semantica del termine sanscrito, si traduce quest’ultimo ricorrendo alla parola “pratica”. (…) L’impegno implicitamente sollecitato e richiesto da qualsivoglia tipologia di sadhana è all’origine del timore che accompagna spesso lo studente nel suo primo approccio alla disciplina yogica. Nel Kundalini Yoga il periodo migliore, all’interno della giornata, da dedicare alla pratica quotidiana è descritto dalle due ore e mezza che precedono l’alba, quando il sole riflette i suoi raggi sulla terra ad un angolo di 60°, creando la miglior frequenza energetica con cui accompagnare l’esecuzione degli esercizi psico-fisici. Questo lungo e pacifico lasso temporale è chiamato amrit vela, “l’ora dell’ambrosia” o “l’ora del nettare divino”. Per un praticante di Kundalini Yoga, l’orario del risveglio si aggira, di conseguenza, intorno alle 3.30 o 4.00 del mattino, momento in cui si ritiene che la connessione con lo stato meditativo sia migliore e in cui si presume che la percezione dell’infinito spazio interiore si possa esprimere pienamente. Il corpo stesso è più predisposto fisiologicamente ed energicamente alla propria purificazione. Durante queste ore, la maggior parte del mondo sta dormendo e tutto il campo elettromagnetico dell’area terrestre coperta dalla notte è meno influenzato dalle attività quotidiane dell’essere umano, ritenute altamente moleste ai fini della pratica. (…) Se è vero quanto aferma un detto indiano secondo cui ogni azione compiuta comporta efetti decuplicati nella loro portata, ne consegue che, praticando il sadhana ogni mattina per due ore e quaranta minuti, è possibile coprire le ventiquattro ore dell’intera giornata. (M.Angelillo, S.Floreani, La Kundalini. Edizioni Xenia Milano, 2012, p. 95.