LA KUNDALINI 

l'energia divina in noi.

di Maria Angelillo e Stefania Floreani

Prefazione

Un libro sulla kundalini costituisce di per se stesso un paradosso basato sul voler trattare in termini discorsivi un ambito in cui ci si può solo limitare a fare esperienza. La conoscenza della kundalini sfugge ogni ambizione intellettuale e ogni pretesa teorica, inverandosi esclusivamente nella dimensione della pratica. Eppure l'impenetrabilità verbale di kundalini non ha impedito che tutta una tradizione filosofica ne facesse il proprio oggetto elettivo di indagine, collocandola al centro di sistemi metafisici e soteriologici di affascinante sottigliezza concettuale.

Tale è il caso dello shivaismo kashmiro, a sua volta espressione di quella corrente dottrinale che attraversa trasversalmente la spiritualità indiana nelle sue molteplici espressioni settarie e devozionali: il tantrismo. I testi tantrici definiscono con il termine "kundalini", letteralmente "avvolta",quell'energia che, in forma di serpente attorcigliato su se stesso, in tre spire e mezza, giace addormentata alla base della colonna vertebrale. Il primo capitolo del presente contributo, dunque, dedicato alla disanima delle dottrine, di ispirazione apertamente tantrica, che conferiscono valore e significato alla presenza e all'attività di kundalini all'interno del corpo umano: la fisiologia sottile, con l'enfasi posta sull'omologia strutturale fra micro- e macro- cosmo, l'identità fra Assoluto e fenomenico, la centralità e il primato della pratica sulla pura conoscenza intellettuale, la rivalutazione del corpo come mezzo soteriologico per eccellenza, la percezione del divino come coppia, l'adattamento del percorso spirituale alle capacità dell'adepto, l'importanza del guru e dell'iniziazione, la concezione fonematica della realtà secondo la quale tutta la realtà è concepita come suono, il ricorso a tecniche yogiche, specialmente se afferenti alle scuole dell'Hatha yoga, del Laya yoga, del Mantra yoga e del Kundalini yoga.

La forma ofidica di kundalini ha stimolato, inoltre, una riflessione sui significati e sulle implicazioni legati alla simbologia del serpente nella tradizione indiana, individuandone il carattere precipuo nella funzione strutturale riconosciutagli non solo in ambito filosofico e cosmogonico, ma anche architettonico e iconografico. Il secondo capitolo presenta una disanima del Kundalini yoga quale disciplina deputata alla gestione consapevole e soteriologicamente orientata di kundalini e nel fare ciò introduce brevemente al sistema metafisico e cosmogonico dello shivaismo del Kasmir. I capitoli seguenti sono, invece, tutti dedicati alla descrizione e all'analisi di una particolare declinazione contemporanea del Kundalini yoga tradizionale, frutto della rielaborazione di Yogi Bhajan (1929-2004). La riformulazione del Kundalini yoga proposta da Yogi Bhajan unisce istanze precipue del pensiero tantrico ad elementi filosofici, devozionali e cultuali propri del sikhismo: il terzo capitolo è dedicato precisamente all'analisi di tali apporti che, nel sistema di Yogi Bhajan, si fondono mirabilmente e armoniosamente a tutta la tradizione tantrica, il primato e la cogenza nel cammino di realizzazione spirituale. L'insegnamento di Yogi Bhajan ha sempre avuto un carattere non sistematico, privilegiando la dimensione esperienziale e sperimentale rispetto a quella discorsiva e intellettuale.

Una difficoltà riscontrata nella scrittura di questo libro è stata perciò quella di accompagnare l'approccio eminentemente pratico che struttura, a tutt'oggi, la disciplina elaborata da Yogi Bhajan e la sua trasmissione ad un numero di praticanti sempre più vasto e consistente, con un'analisi di carattere teorico. L'autrice, ella stessa insegnante di Kundalini yoga secondo gli insegnamenti di Yogi Bhajan, si è posta il compito, arduo, meritevole e ambizioso al contempo, di fornire ai praticanti di Kundalini yoga e al pubblico più ampio di lettori, il quadro di riferimento storico e filosofico di una disciplina, che, pur rimanendo nella sua essenza essenzialmente pratica, trova nella tradizione culturale indiana le proprie radici e le proprie condizioni di possibilità. Purtroppo la sintesi presentata non è esaustiva: il formato del presente testo non ha, infatti, permesso di trattare in modo completo tutti gli aspetti caratterizzanti il sistema codificato da Yogi Bhajan. Si è scelto, pertanto, di affrontare gli argomenti più immediatamente intellegibili, in modo da favorire la comprensione anche da parte di un pubblico di non praticanti. Il ricorso a interviste a Maestri dotati di sicura autorevolezza in materia risponde al desiderio di riconoscere a tali figure l'importanza che effettivamente rivestono nella trasmissione delle conoscenze codificate da Yogi Bhajan. 

La volontà di affiancare la descrizione degli aspetti più propriamente fisici di una disciplina yogica con l'analisi dei suoi presupposti devozionali e metafisici, accontenta, infine, la volontà di restituire allo yoga, quale sia la forma in cui si declini, il suo originario valore di filosofia pratica, a discapito dell'immagine ormai invalsa e abusata che lo descrive quale panacea ginnica per ogni tipo di malessere, fisico e psichico.