COS'È LA GONG MEDITATION

secondo gli insegnamenti del Maestro Yogi Bhajan

"Se mediterete sul suono primordiale, vedrete l'invisibile, udirete l'inudibile e percepirete l'impercettibile" -Yogi Bhajan

 

LE ORIGINI DELLA GONG MEDITATION

L'esperienza della meditazione sonora affonda le sue radici nelle più antiche origini dell'umanità, quando l'uomo iniziò ad utilizzare il suono per connettere la propria anima al Divino (iniziazioni, matrimoni, funerali, cerimonie e rituali in genere) attribuendo al gong un significato altro rispetto a quello di comune strumento musicale.

La tecnologia del suono volta ad ottenere stati di coscienza straordinari era quindi già conosciuta fin dagli albori dello Yoga, tanto da essere citata in numerosi testi quale mezzo utile per veicolare l'adepto all'ascolto del suono interiore incausato (anahata nada) e per condurlo al percorso verso la realizzazione.

Il Nada Yoga (lo Yoga del suono), per esempio, è volto esclusivamente ad educare l'adepto ad apprendere la tecnica che consente la percezione del suono interiore.

Yogi Bhajan, Maestro di Kundalini Yoga e di Gong Meditation afferma che "Il gong è il suono della Creatività stessa. Chi suona il gong suona l'Universo. Da esso nascono tutta la musica, tutti i suoni e tutte le parole. Il suono del gong è il nucleo del Verbo". Con queste parole egli abbraccia la concezione fonematica della realtà comune a numerose dottrine, tutto ha origine dal suono, tutto è suono e tutto vibra ad una specifica frequenza.

COME SI SVOLGE LA GONG MEDITATION

La pratica del gong porta l'ascoltatore ad allineare la propria frequenza individuale con quella universale del sound current, quel "suono corrente" che tutto permea e che diede origine all'intero Universo; in tal modo si esprime una delle modalità in cui il sè finito può dissolversi nel Sè Infinito conseguendo l'unione yogica. Nello Yoga, la vibrazione sonora del gong si impiega come "agente di trasformazione", essa è infatti in grado di ampliare lo stato meditativo che ne nasce spontaneo, permette di percepire la forza vitale – prana – e di sperimentare l'espansione della coscienza.

È interessante sottolineare che la percezione del suono è puramente individuale, ovvero, ogni partecipante, abbandonando sè stesso alla vibrazione sonora, udirà la complessità dei toni sperimentandone la duplice influenza interna ed esterna, che lo trasporterà in uno spazio di ascolto e di contatto percettivo di sè (visualizzazioni, sensazioni, emozioni e così via) producendo contemporaneamente uno stato di profondo rilassamento.

Quest'ultimo permetterà all'ascoltatore e al suono di dissolversi in un'unità, così come avviene nella pratica di matrice tantrica del Laya Yoga, lo "Yoga della dissoluzione", tanto simile al Kundalini Yoga; le onde sonore sospenderanno i pensieri della mente conducendo l'ascoltatore ad uno stato di vuoto, shunya, punto zero, lo stato originario e potenziale del nulla, in cui è possibile accedere al Verò Sè.

Yogi Bhajan sostiene che la mente si arrende al suono del gong nell'arco di tempo compreso tra i 3 e i 90 secondi ed inoltre afferma che "per la mente il suono del gong è come la madre e il padre che le diedero nascita. La mente non ha il potere di resistere ad un gong suonato bene".

Allo stesso modo, ogni sessione di Gong Meditation sarà un'esperienza differente, unica ed irripetibile anche per chi la conduce.

Dal punto di vista della fisiologia sottile, il suono del gong è in grado di bilanciare i chakra ("centri" energetici), il sistema dei dieci corpi del Kundalini Yoga di Yogi Bhajan e l'allineamento del complesso delle nadi ("canali" o meridiani); ciò produce un conseguente riequilibrio del sistema nervoso, del sistema endocrino (in particolare delle ghiandole pituitaria e pineale corrispondenti al sesto e settimo chakra), un miglioramento delle facoltà degli emisferi cerebrali e una maggior circolazione dei fluidi interni.

Il gong viene consideato come un ponte tra il regno grossolano degli elementi e il regno sottile del suono e del silenzio.

Esso verrà suonato in relazione alla presenza del gruppo di partecipanti e alla sua "intelligenza energetica".